L'Istituto Tecnico Agrario rilancia la coltura del riso in Lucchesia

Dopo quasi un secolo, il riso torna ad essere coltivato e raccolto nella Piana di Lucca grazie ad una risaia sperimentale realizzata nell’azienda dell’Istituto Tecnico Agrario di Mutigliano.  Il progetto è stato ideato e curato dalla Prof.ssa Evelina Jeliazkova e costantemente monitorato durante l’estate dagli alunni Vitalii Terytsa, Lorenzo Pini, Tommaso Barsotti e Stefano Pierucci all’interno di un'attività di alternanza scuola- lavoro. La semente del riso è stata messa a disposizione dal Centro di miglioramento genetico dell’Ente nazionale risi di Vercelli che, nella figura del suo dirigente Filip Haxhari, ha fornito anche preziosi consigli per la coltivazione del cereale.risaia 1

Il progetto della risaia è stato presentato in anteprima a “Murabilia”, la mostra di giardinaggio che si tiene sulle Mura di Lucca nel mese di settembre, con l’allestimento di una mini risaia, realizzata all’interno di un cassone, che ha destato interesse e curiosità per le caratteristiche anche estetiche del cereale.

Il Riso

Il riso è il cereale più consumato a livello mondiale e fra i più antichi. Testimonianze archeologiche ne documentano  l'origine asiatica. La sua domesticazione è avvenuta alcune migliaia di anni fa (6.000 a.C.), ma è arrivato in Europa solo molto più tardi, nei secoli XI o XII, forse ad opera degli Arabi che lo hanno introdotto prima in Spagna, poi in Italia, nelle cui regioni settentrionali (Piemonte, Lombardia e Toscana) ha trovato le condizioni ideali per la coltivazione. Tuttavia, per avere notizie di una sua coltivazione su larga scala occorre attendere la fine del Medioevo. Siamo nel 1475 quando Galeazzo Sforza, Duca di Milano, invia una lettera al Duca d’Este, signore di Ferrara, aggiungendo in regalo alcuni sacchi di riso. Nella missiva il Duca assicura che ogni sacco, adeguatamente coltivato, avrebbe potuto rendere fino a dodici sacchi.

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Il riso in Lucchesia

Ma cosa sappiamo della sua coltivazione in Lucchesia? Sicuramente il riso vi era largamente coltivato alla fine del XVI secolo, ma la sua presenza  doveva essere vista con gran sospetto e preoccupazione dalle autorità. Il riso, infatti, in quanto amante delle zone umide e calde, veniva ritenuto responsabile di quella “mal’aria” che favoriva l’insorgenza della febbre terzana, che decimava periodicamente le popolazioni che vivevano in prossimità delle zone palustri. Per questo motivo il Senato della Repubblica di Lucca nell’anno 1612 vieta la coltivazione del riso in tutta la Lucchesia, con pene severissime per chi avesse trasgredito questo divieto.[1]

Il 1840 segna, però, una nuova svolta per questa coltura. E’ in quell'anno che viene concesso al conte Minutoli di sperimentare nei sui terreni intorno al lago di Massaciuccoli la coltivazione di una nuova qualità di riso, il chinense, detto anche riso secco perché meno esigente riguardo all’acqua. I risultati sono così favorevoli, sotto l’aspetto sia economico sia igienico-sanitario, che la superficie coltivata cresce anno dopo anno. Viene anche costruito, ai margini del lago di Massaciuccoli, un opificio su quattro livelli destinato alla lavorazione del riso, “La Brilla”, oggi completamente ristrutturato e trasformato in un centro polifunzionale che, oltre a fungere da porta di accesso al Parco Regionale San Rossore – Migliarino – Massaciuccoli, ospita un ostello con 50 posti letto, uno spazio culturale e un museo in cui sono ancora visibili gli strumenti originari utilizzati per la lavorazione e la brillatura del riso.

La coltivazione nel territorio si estende sempre più, tanto che nel 1869[2] si rendono necessarie delle norme per disciplinarla. Bisognava, infatti, conciliare gli interessi economici individuali con quelli relativi alla salute pubblica e alla sicurezza alimentare, in quanto la coltivazione del riso comportava una riduzione della superficie coltivata e, quindi, della produzione di altri cereali, in particolare frumento e mais, ritenuti essenziali per l’alimentazione delle popolazioni del luogo.

La produzione evidenzia il suo maggiore sviluppo tra il 1880 e il 1916. Negli anni successivi alle Guerre Mondiali si assiste, invece, ad una progressiva contrazione produttiva del riso, sostituito con altri cereali più semplici da coltivare ed economicamente più convenienti.

La risicoltura scompare del tutto in Luccehesia negli anni Sessanta del secolo scorso.

 Alessandro Giannini                                                                                          

(22/10/2018)

 

[1] A. Mazzarosa, Le pratiche della campagna Lucchese, Lucca,Tipografia Giusti, 1841

[2] Regolamento per la coltivazione del riso nella provincia di Lucca, Lucca,Tipografia Giusti, 1869


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