Gli scalpiccii dei bimbi di S. Anna di Stazzema nella biblioteca del "Carrara"

 

Sono trascorse quasi due settimane dall’8 Febbraio, giorno in cui Elisabetta Salvatori ha rappresentato “Scalpiccii sotto i platani” nella biblioteca, alla presenza di tutte le classi quinte, ma il suono delle sue parole, che danno voce a chi dal 12 Agosto ‘44 non c’è più, riecheggiano ancora nel cuore di chi le ha ascoltate. Piccola e minuta, con una maglina marrone a corredo di una vestaglietta anni ‘40, i capelli raccolti, le dita sottili di mani altamente espressive, sorretta dal magico violino di Matteo Ceramelli, l’attrice ha evocato le ultime ore di vita della comunità di S. Anna di Stazzema, 560 anime innocenti passate alla raffica delle mitragliatrici tedesche, armonizzando con grande efficacia comunicativa toni narrativi variegati, modulazioni vocali intense, discorsi diretti e indiretti liberi, costrutti e lessico versiliesi, donando al pubblico il fluire della normalità della vita di un paesino dove tutti si conoscevano prima che la tragedia dell’eccidio ne interrompesse in modo ineluttabile il divenire.

  

Costruito sulla base dei racconti di chi, sopravvissuto, quell’estate era bambino, il monologo ha riconsegnato all’auditorio spaccati autentici di vita quotidiana colti nell’anno peggiore di una guerra che sembrava aver risparmiato quanti, sulle alture di S. Anna, si sentivano protetti dal male assoluto, rassicurati dallo scalpiccìo di piedini di bimbo che proveniva dalla piazza dove i piccoli giocavano, ma che, dal sabato mattina del 12 Agosto 1944, inghiottito dal silenzio, nessuno ha più udito.

Marina Giannarini

 

 


Pubblicata il 21 febbraio 2018

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