14 novembre: riparte “Centomila orti in Toscana” - anno secondo.

L’assessore Ilaria Vietina, con delega alle politiche formative del comune di Lucca, Paola Bosi e Giorgio Dalsasso, della condotta locale di Slow Food-Lucca, Compitese, Orti Lucchesi, e Maria Bruna Franceschini dell’ufficio mense del comune di Lucca hanno incontrato gli alunni delle quarte (sezioni A e BB) dell’Istituto Agrario per dare inizio al secondo anno del progetto “Orti in Condotta”. L’assessore ha esortato gli alunni ad essere “messaggeri di un nuovo stile di vita e di un rinnovato rapporto con la natura e con il cibo”. Coltivare un orto è infatti un’esperienza che arricchisce i bambini e le bambine. L’orto educa all’osservazione e alla conoscenza della natura, al gusto del lavoro manuale, all’attesa dei tempi e dei prodotti. L’orto è anche il luogo in cui sperimentare il senso della cura e il rispetto per tutte le forme di vita. L’esperienza degli orti in condotta, ha ricordato l’assessore, si sta sviluppando in tutti i comuni della Piana di Lucca e nuove scuole vogliono aderirvi.

Bosi e Dalsasso hanno invece sottolineato un tema assai caro a Slow Food: l’importanza di produrre e disporre di un cibo buono, pulito e giusto.

Buono, ovvero che soddisfi sia i bisogni, sia il palato.

Pulito, perché il cibo deve essere il risultato di processi agricoli rispettosi dell’ambiente e delle risorse del nostro pianeta. La nostra attività sta sfruttando le risorse della terra in modo non sostenibile. Quest’anno l’Earth Overshoot Day (cioè il giorno del superamento delle risorse della Terra) è caduto il 2 di agosto. Stiamo usando, ricorda il Global Footprint Network nella pagina dedicata all’Earth Overshoot Day, più risorse naturali di quelle che la natura è in grado di rigenerare, pescando più pesce, sfruttando le foreste ed emettendo in atmosfera più anidride carbonica di quanto la natura sia in grado di compensare. Dal 3 di agosto viviamo su risorse che in teoria non avremmo a disposizione, impoverendo sempre più il nostro pianeta. Avremmo bisogno, per mantenere il nostro attuale stile di vita, di 1,7 pianeti. Ma in realtà la Terra è una sola. Il fatto ancora più preoccupante è che ogni anno questa data retrocede, quindi occorre invertire questa tendenza, ma come? Anche prestando attenzione a cosa mangiamo. Riducendo lo spreco alimentare e adottando una dieta a basso contenuto proteico ed equilibrata sotto l’aspetto calorico potremmo ridurre l’impronta ecologica globale, riuscendo così a spostare in avanti la data del prossimo Overshoot Day. A questo riguardo Slow Food ha lanciato una campagna “Menu for Change”, che vuole mettere in evidenza la stretta connessione fra cambiamenti climatici ed agricoltura. L’agricoltura è sempre più succube dei cambiamenti climatici, ma è al contempo una delle cause principali di questi cambiamenti. Ecco perché occorre riflettere sul modo di produrre gli alimenti al fine di evitare da un lato un uso non sostenibile delle risorse ambientali e dall’altro l’inquinamento della terra, delle acque e dell’aria.

Un terzo elemento da considerare riguarda l’equità. Il cibo deve essere giusto nel senso che deve risultare accessibile per i consumatori, ma deve anche garantire un’adeguata remunerazione per i produttori. Questo non vuol dire puntare ad abbassare il prezzo. Infatti, come afferma Carlo Petrini, uno dei fondatori di Slow Food: “Occorre re-imparare che il valore così come il disvalore di un prodotto entra nella costruzione del prezzo reale, il quale non corrisponde al cartellino del prezzo, ma si misura considerandone tutte le implicazioni – positive o negative.” Fra queste implicazioni ci sono non solo quelle ambientali (inquinamento, uso eccessivo delle risorse, erosione dei suoli, desertificazione…), ma anche quelli sociali legate allo sfruttamento e all’impoverimento delle popolazioni rurali. “Nessuno, tra i più poveri, deve essere costretto a nutrirsi di prodotti dannosi; tutti abbiamo diritto a un cibo che ci nutra, ci curi e si prenda cura del nostro pianeta.”

Lucca, 01/12/2017